Amo il tuo odio

In questi giorni ho notato una campagna pubblicitaria che ha attirato la mia attenzione:  #iloveyourhate.

Sempre più spesso le aziende multinazionali cercano di vestirsi con abiti eticamente sostenibili per poter proseguire il loro business. Perchè lo fanno? Davvero pensano di investire denaro in un percorso di in-formazione per le persone? Realmente cercano di migliorare il mondo impegnando parte delle risorse in un’azione sociale? Forse anche questo è un buon modo per fare business?

La tradizione popolare ci insegna che “l’abito non fa il monaco” ma muovere le emozioni oggi è un brand che risponde ai requisiti di immagine sempre più rispondente al bisogno delle persone, per sentirsi accettati, parte di un gruppo, in una zona comfort. Tuttavia è anche vero che il disagio provato dal bullismo e dalla violenza dilagante verso una difformità più che diversità, spinge le Company a raccogliere questo grande gruppo di consumatori sempre più dilagante. La difformità oggi è un malessere importante, un tempo era considerata diversità.

Non guardo con cinismo messaggi importanti ma penso che questa società sia troppo densa di messaggi, aforismi e frasi sagge poco praticati. Il che rappresenta il vero problema pratico del nostro vivere sociale.

Giuseppina Bruno

Autore: Giuseppina

Amo la dialettica ma non disdegno la didassica.

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