Il senso dell’informare

In questi ultimi giorni mi sembra di guardare un film apocalittico. Rincorriamo la nostra futile rincorsa alla normalità mentre è sempre più evidente che tutto è cambiato. La nostra libertà di pensiero e di comunicare è stata sostituita da un esercito di autodidatti creatori di aforismi che insieme a evidenti errori grammaticali, ti lasciano quel senso di disgusto come una cattiva medicina presa solo per dare ragione al medico, non per il tuo malessere.

Restano i servi dell’informazione del potere, i finti amici del popolo, i paladini di popoli eletti, scelti da un dio accreditato a cui prostrarsi per mostrare la propria fedeltà, mentre altri popoli vengono massacrati perchè le fonti non li citano e siamo abituati a pensare che debbano morire, è normale, chi se ne frega.

Abbiamo usato sistemi e mezzi che ci hanno imbrigliato voci e pensieri, ora ce ne stiamo comodi a guardare lo sbriciolamento della nostra libertà. Abbiamo la paghetta per uno snack, ci distraiamo con le fesserie, va bene così.

Negli ultimi mesi abbiamo condotto un esperimento sociale condividendo sui social diverse notizie, di varie fonti e genere. Risultati:

  • la maggior parte degli utenti non apre i link anche se condivide o approva (like) perchè a molti basta leggere il titolo. Si tratta di persone molto intelligenti o molto sprovvedute.
  • la maggior parte degli articoli di informazione main stream  rispetto agli articoli indipendenti, avevano circa il triplo di visualizzazioni. Approfondendo con alcuni utenti scelti a campione abbiamo appurato che questo dipende dai social stessi che bloccano la visualizzazione di alcuni contenuti ritenuti non idonei.
  • pochissimi utenti si riferiscono alla pagina social (in questo caso la nostra) e molti si adattano al flusso che gli propone il social stesso.

Con questo risultato ci rendiamo conto che il compromesso di partecipare con i nostri contenuti creativi deve riportare ordine nel contenuto e non nella forma di trasmissione. Se la montagna è andata per molto tempo da Maometto, ora è tempo che lo stesso comprenda che è arrivato il tempo di viaggiare.

Quasimodo

 

 

 

Il giornalettismo

Dicono che le notizie vere le fanno i professionisti e che tutti gli altri sono dei malfattori. Ma in uno Stato dove la libertà di Stampa è agli ultimi posti, rappresentando l’addio alla pluralità di opinioni e di riflessioni, l’uomo libero deve attrezzarsi di volontà e coraggio, iniziare a scrivere come meglio può l’idea diversa, l’opinione differente, a volte la verità.

L’avv. Polacco ci invita alla lettura dell’ultimo Decreto dove si evidenzia, tra le altre cose, come fino a ***dicembre 2020*** sarà prorogato lo Stato emergenziale quindi tutti gli italiani saranno soggetti a leggi speciali.

Questo è il video.

Quasimodo

 

Libertà di stampa (addio?)

Quando nasce il “complottismo”? Quando non puoi dire qualcosa di diverso da quello che viene assunta come “verità ufficiale” perchè è scomodo ad alcuni per il bene di quegli stessi. In fondo i molti non sono mai stati considerati nella storia del mondo.

In questi giorni circola uno spot dove si celebra la vera informazione, dei veri giornalisti. Contemporaneamente il Governo ha istituto una task force sulle fake news, qualcosa che fino a qualche anno fa avremmo pensato di leggere solo nei romanzi fantapolitici. No, è tutto vero.

Secondo l’Associazione Reporters sans Frontiers, la più grande associazione internazionale in difesa dei giornalisti di tutti il mondo, l’Italia è al 41esimo posto della classifica mondiale della libera stampa. Sempre secondo le fonti, siamo saliti di due posti per la presenza di giornalisti sotto scorta.

Vogliamo ricordare in questa giornata Giulietto Chiesa, grande giornalista, un combattente per i diritti, per la verità, uno dei pochi giornalisti che in Italia ci ha raccontato la verità sul caso di Assange.

Riflettere oggi, nella giornata dedicata alla libertà di stampa, su questi dati, sulla persecuzione verso le voci dissenzienti, è fondamentale per la salvaguardia di uno dei diritti fondamentali, sancito dalla nostra Costituzione.

Art. 21 Costituzione Italiana

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Forse la manifestazione non rientra più nei propri diritti. Lotteremo per farlo? Gli italiani, diceva Montanelli, non hanno coscienza di essere un Paese: sono un popolo meraviglioso di individualisti. Forse ci basta il pensiero.

Quasimodo

Il portafortuna

Questa storia non racconta di un favore, ma di un tipo di scambio quasi inconsapevole.

«La mia vita di mamma è iniziata da giovanissima». Quando Sandra (ndr. nome di fantasia) ebbe il primo figlio era ancora adolescente. Ne seguirono altri due negli anni successivi.

«Come si suol dire “il tempo delle mele” mi è sfuggito senza quasi che me ne accorgessi. Gli amici, la discoteca e tutte le nuove esperienze di vita che si fanno a quell’età non sono state parte della mia vita. Avevo ben altro a cui pensare». L’ho ascoltata incuriosita, dicendole di immaginare perfettamente la sua condizione. Lei ha continuato a raccontare, con una voce velata di commozione. «Ma le confesso un segreto!» – mi ha detto ad un tratto – «Non sono assolutamente pentita della mia scelta, anzi rifarei tutto ciò che ho fatto» ha asserito, guardando con amore ed ammirazione il suo primo figlio, che l’aveva accompagnata.

Il suo sacrificio – se così si può definire (anche se so che non sarebbe d’accordo!) – è stato un atto di grande amore e dedizione per la sua famiglia, che ha costruito fin da giovanissima. Nella nostra quotidianità storie simili a quella della signora Sandra sono ormai rare. Ma mi è venuta in mente l’India, dove invece è prassi affrontare la prima gravidanza molto giovani. Tempo fa incontrai un medico di origine indiana che mi spiegò le ragioni di questa tendenza. In India, infatti, lo sviluppo della donna è molto precoce ed anche il periodo fertile femminile è più breve rispetto a quello delle donne europee. Insomma devono accelerare i tempi! Non so se questa sia una motivazione vera ed assoluta, considerando anche il fatto che il medico in questione era un uomo. Mi sarebbe piaciuto confrontarmi anche con un medico indiano donna per sentire la sua versione dei fatti. Ad ogni modo le motivazioni di Sandra vanno oltre queste ragioni fisiologiche e sociali. La vita l’ha condotta verso queste esperienze, che lei ha saputo affrontare a testa alta grazie alla sua maturità, alla sua forza d’animo e, perché no, credo anche grazie alla sua fede. Il destino le ha proposto la maternità e lei ha accettato con consapevolezza e coscienza. A riprova di ciò che pensavo su di lei mi ha detto «Per me i bambini sono tutto, provo per loro un amore infinito». 

Sandra mi ha riportato alla luce i ricordi di me quindicenne. I miei obiettivi erano finire le scuole superiori e magari proseguire all’università. In confronto alle sue esperienze di vita mi sono sentita quasi sciocca, incapace. Mi ha confidato che qualche anno fa ha iniziato a svolgere alcune ore di volontariato presso un ospedale infantile. Era per lei il massimo della soddisfazione. Il suo cuore aveva ancora spazio per fare entrare qualcun altro.

Un giorno, in occasione di uno dei nostri tanti incontri, mi confessò che si sarebbe dovuta ricoverare in ospedale per qualche giorno per affrontare un intervento. Le chiesi con apprensione di cosa si trattava e lei, con la sua assoluta ed incrollabile calma, mi disse che l’operazione avrebbe interessato la testa. Un intervento delicato, con molte probabilità di complicazioni. La cosa mi aveva impressionato molto. La ascoltai con ammirazione e commozione: quella donna dai capelli castani dorati era piccola e delicata quanto forte e inarrestabile, come i germogli che dal sottosuolo si fanno strada tra le pietre e il cemento per poi spuntare con orgoglio, verdi e teneri; come un pulcino che rompe il guscio dell’uovo che lo protegge per cominciare la sua scoperta del mondo. Che coraggio! Penso alla sottoscritta che, se si deve far estrarre un dente, va in paranoia! Che vergogna! 

«Con me porto sempre la foto di Neela (ndr. nome di fantasia)» mi ha detto Sandra. Per un attimo non ho compreso, poi ho ricordato ed ho annuito. Neela è una bambina che vive in uno degli slum di Mumbai e che la signora adottò a distanza qualche tempo fa. «Ah sì! Neela! Davvero porta con sé una sua foto?» ho chiesto. «Sì, metto la sua fotografia sul comodino» ha continuato «e guardandola mi trasmette gioia, mi pare di averla lì accanto a me! È strano, ma Neela la sento come se fosse mia da sempre. Le voglio bene come ne voglio ai miei figli. Vorrei tanto poterla incontrare, farla venire in Italia, abbracciarla forte e stare insieme!». Non mi sono trattenuta. Le ho detto: «In un certo senso Neela è quasi il suo portafortuna!». E lei: «Sì, anche il mio medico ormai conosce la sua storia e non si stupisce più, anzi, se non la vede mi chiede dove sia la sua fotografia».

Ogni volta, incontrando la signora Sandra, mi chiedo sempre dove trovi e dove nasconda la sua forza. Una fonte certa è la sua famiglia, che la sostiene e ne riconosce il valore di donna, madre e moglie. Purtroppo non è sempre vero che i figli sono di supporto ai genitori nella fase della loro età avanzata. Neela è diventata, in questa particolare situazione di sofferenza, la “figlia” lontana che aiuta in modo simbolico la sua madrina italiana mai incontrata. La ragazzina indiana e Sandra sono, una per l’altra, dei portafortuna. 

Una mia amica usa salutarmi con la frase «Buoni pensieri», proprio come quelli che Sandra e Neela si inviano attraverso le lettere e come quelli che anche noi si vorrebbe far arrivare a voi tutti.

Sandra si rammarica di non essere più un grado di lavorare con i bambini dell’ospedale come volontaria. Forse la fase “dedizione agli altri” della sua vita doveva terminare. Il buon Dio ha senz’altro in serbo per lei un’altra esperienza da vivere altrettanto bella e interessante.

Tratto da Missione del Sorriso n. 2/2014

R:R.  

Quanti valori ritrovati in questo periodo inedito!

In queste settimane di lock down abbiamo assistito inermi al diffondersi del Corona Virus, alla malattia e, purtroppo, anche alla morte di tante persone, alla chiusura delle aziende, delle imprese commerciali e all’isolamento sociale di tutti noi. Abbiamo sofferto e tante paure hanno occupato i nostri pensieri.
Allo stesso tempo tra di noi, nelle nostre conversazioni, in TV, sui social abbiamo ridato il giusto valore alla sanità pubblica, abbiamo sentito nascere in noi un senso di gratitudine verso i medici, gli infermieri, gli OSS impegnati a curare, sollevare dal peso della malattia tanti di noi che ne hanno avuto bisogno. Essi hanno dato la loro competenza , la loro professionalità a servizio dei malati e sono stati l’unica compagnia, l’ultima frontiera di umanità per i tanti ricoverati in terapia intensiva. Abbiamo riscoperto la gratitudine verso tante categorie di lavoratori che stavano nell’ombra…ad esempio i fattorini che ci hanno permesso di ricevere tanti e svariati prodotti a casa, per portare avanti la nostra vita in una situazione di ‘normalità’, senza farci mancare ciò che per noi era necessario, confortevole o essenziale! Poi i postini, gli esercenti alimentari, le forze dell’ordine, veramente una umanità si è mobilitata per il bene comune.
Tutto questo ha smosso le nostre coscienze e ha mobilitato tante persone di buona volontà! Nei nostri piccoli comuni di provincia sono testimone di tanta solidarietà, assistenza e vicinanza umana da parte di amministratori locali, personale della Protezione Civile e di tante associazioni di volontariato e non, sparse sul territorio che hanno voluto esserci per le persone più fragili, per gli anziani soli, per i presunti contagiati in totale isolamento domiciliare. Il loro supporto ha fatto sentire il calore della presenza, la certezza di non essere abbandonati a se stessi, la vicinanza della comunità civile al loro servizio per la spesa quotidiana, la consegna di medicinali, una chiacchierata amichevole.
Ecco che i valori che abbiamo vissuto e continuiamo a vivere sono quelli dell’attenzione verso i più deboli, della prudenza, della centralità del valore della vita, della salute, della famiglia, delle relazioni, della solidarietà, del servizio, della gratuità.
Anche i miei colleghi ed io abbiamo analizzato la situazione e ci siamo chiesti che cosa potessimo fare noi, specialisti dello sviluppo personale, della crescita delle potenzialità che sono in ciascuno, con un metodo efficace e testato nel mondo da 50 anni, per rispondere ai bisogni delle persone nella situazione concreta di emergenza che stiamo vivendo. La risposta è stata unanime e solidale con le persone che oggi chiedono
ascolto e spazi per vedere la luce oltre la paura. Così sono nati, dalla nostra creatività e su misura per questo tempo sospeso e di graduale ritorno alla normalità, alcuni moduli da proporre on line, totalmente gratuiti in cui mettiamo il nostro professionismo e la nostra gratuità a servizio di ciascuna persona.
Ecco a voi, dunque, le nostre proposte che ci auguriamo possano raccogliere il vostro interesse.
L’obiettivo principale è quello di aiutarvi a vedere quali vostri valori e capacità sono cresciuti o venuti allo scoperto in questi giorni così imprevisti!
Noi ci siamo…

Paola Pozzi e i Formatori PRH Italia

www.prh.it

Per iscriverti contatta formatore di riferimento per ciascun modulo via email

TEMPO DI CORONAVIRUS : Imparo a  frequentare la mia casa interiore

Paola Pozzi, 2 maggio ore 10.00 – 12.00 paolafpozzi@gmail.com

SFIDE E OPPORTUNITA’ IN TEMPO DI CORONA VIRUS

Luigina Cometto, 15 maggio ore 17.00 – 19.00 cometto@prh.it
Samuele Lorenzon, 5 maggio ore17.00 – 19.00 lorenzonsamuele@gmail.com

CORONAVIRUS, FASE 2 – Ritorno  alla vita, ma come?

Carla Paron, 29 aprile ore 16.00 – 18.00 carla.paron@prh.it
Rocio Ortega, 30 aprile ore 17.00 – 19.00 rocio7676@hotmail.com
Marinela Sotiri, 3 maggio ore 09.00 – 11.00 marinela.sotiri@gmail.com
Paola Pozzi, 5 maggio ore 18.00 – 20.00 paolafpozzi@gmail.com

La mia vita di relazione sconvolta dal  CORONAVIRUS, e dopo?

Marinela Sotiri, 3 maggio ore 14.30 – 17.00 marinela.sotiri@gmail.com
Carla Paron, 10 maggio ore 15.30 – 18.00 carla.paron@prh.it

 

Il miglio verde

Il miglio verde è un romanzo scritto da Stephen King, pubblicato come un romanzo a puntate a cadenza mensile durante l’anno 1996. In seguito raccolto in un unico volume tradizionale. Si racconta che nell’unione Stephen, grande autore, preferì non cancellare gli errori tranne una svista evidente dove un condannato con la camicia di forza si asciugava la fronte.

Famoso per l’adattamento della storia al Cinema nel 1999, interpretato da Tom Hanks e da M. Clarke Duncan in un film che ha interpretato i personaggi abbastanza fedelmente.

La storia parla di esecuzioni, fragilità e diversità evidenziando come l’umanità sia quella sfumatura di bellezza che può rendere sopportabile quello che non vorremmo vedere, quasi nascondere per il dolore che provoca in noi, tutto sommato brave persone.

Roberto legge un brano di questo bellissimo libro.

RS

 

L’Allodola e le Tartarughe (la rana bollita)

Un bel libro che fa funzionare il cervello e che vogliamo consigliare è “L’allodola e la tartaruga” di Bruno Ferrero. Pagine per meditare, riflettere o anche semplicemente pensare.

Renato legge alcune pagine del libro che fanno riferimento al principio della “rana bollita” raccontato dal filosofo e anarchico statunitense Noam Chomsky. 

In questo momento ci sembra ottima riflessione per descrivere cosa sta capitando nel nostro paese dove la maggior parte dei cittadini si stanno adattando a una situazione spiacevole senza capacità di reagire e forse, quando proveranno a farlo, sarà troppo tardi.  La nostra società schiacciata dai meccanismi burocratici, finanziari, rimbambita dal megafono dei mass media, accetta persino le vessazioni di essere multato perchè esercita la propria libertà di pensiero e di movimento. Speriamo che questo principio possa muovere le menti inerti, remissive, rinunciatarie che si deresponsabilizzano nel difendere la libertà, l’etica, il proprio valore.

Oggi è il giorno mondiale per la salvaguardia delle rane. Sfruttalo a tuo favore.

Ascoltiamo il brano.

 

Quasimodo

La Matrix Europea

Francesco Amodeo, spiega nel suo libro “La Matrix Europa” i meccanismi che hanno portato l’Italia a cedere tutto il suo patrimonio. Attraverso documenti, articoli di giornali e notizie di varie fonti, partendo dagli anni ’90 mostra come il piano di destrutturazione contro l’Italia è stato condotto sapientemente.

Un’analisi che ci porta a riflettere sul senso dell’essere un popolo legato a un mondo finanziario che compie la sua guerra contro l’umanità spietatamente, procedendo sempre più rapidamente.

Giusy ci legge un brano tratto dal libro.

A sé stesso

Marco sembra riprendere le posizioni storiche della sua epoca, con un accento sul senso di impotenza dell’Uomo di fronte agli Dei e sulla superficialità delle rappresentazioni umane. Da filoso e sapiente sembra adeguarsi alle ragioni supreme che governano il mondo, pur tendendo in questo suo scritto di fuggire dal mondo e dalla materialità della vita. Di fronte al “non senso” del mondo e delle sue realtà caduche, l’unica via che rimane al saggio è il ripiego su sé stessi che dà significato alla propria esistenza individuale.

Un libro classico ma sempre attuale. Ascoltiamo le pagine scelte da Rosita.

 

Meglio condividere

Grazie alla segnalazione di un amministratore di un gruppo (appunto) abbiamo letto un articolo che potrete trovare qui, dove si parlava di cosa NON si dovrebbe fare sui gruppi di Facebook. Tralasciando l’aspetto filosofico del perchè abbiamo scelto e preferito il gruppo all’espressione individuale, dal momento che ci occupiamo per lavoro del web, vogliamo precisare alcune informazioni riguardo all’utilità di facebook dal punto di vista informativo.

Se è vero che molti contenuti si diffondono grazie ai social (Facebook, WhattsApp i principali) occorre specificare che oltre al “like” e alla “condivisione”, la reale apertura dei contenuti è bassa e ancora più bassa è la sua lettura. Una riflessione si dovrebbe fare se è meglio la portata organica di Facebook o di Google, in realtà sono entrambi peggiorati. Quello che possiamo evidenziare è solo nella leggibilità di un contenuto in rete. Facciamo l’esempio di un giornale che acquisto e leggo partendo dalla pagina o articolo che voglio ma sapendo che ha una presentazione ordinata. Questo è quanto viene rappresentato da un sito web / spazio personale. Se io compro una scatola di giornali fatti a pezzi devo andare a fortuna, impazzire, accettare quello che arriva, sapendo che non avrò mai un indice che mi dice cosa c’è dentro e se c’è veramente qualcosa che può interessarmi. Cercando potrei leggere tante cose che non mi interessano, ascoltare tante cose che non sono realmente quello che vorrei. Questo è quanto possiamo rappresentare dai social, soprattutto Facebook. Avete mai provato a cercare qualcosa che avevate visto magari anche solo un’ora prima ? Se non ricordate esattamente su che pagina, gruppo, profilo eravate, non lo ritrovate più. Su Google è ancora possibile, sottolineiamo ancora.

Per questo motivo riteniamo sia meglio condividere un contenuto piuttosto che crearlo direttamente sui social che scorrono come rotoli di carta all’infinito. Avete tante passioni? Create tante pagine dove condividere i vostri contenuti. Nel prossimo appuntamento vi parleremo di come sopravvivere a un gruppo social.

Informatica Sangano