Buona giornata blogger

Ha ancora senso oggi avere un blog?

Il blog è una sorta di diario. Quando sono nati, la maggior parte dei blogger scriveva per passione, per comunicare. I social erano per lo più assenti e non c’era l’afflusso di notizie che c’è oggi.

Poi sono arrivati gli influencer, i famosi e i social hanno intensificato utenti. Non parliamo di altri subdoli meccanismi che hanno incasinato ricerca e diffusione dei contenuti.

Dovremmo quindi immaginare che non ha più senso se il nostro obiettivo è quello sopra esposto ma in un sistema sempre più stringente verso la libertà di espressione e quindi la diversità di opinioni, il blog rappresenta l’ultimo baluardo per le voci comuni.

Grazie a tutti gli amici blogger che proseguono con coraggio e determinazione questa strada.

Giuseppina Bruno

Il portafortuna

Questa storia non racconta di un favore, ma di un tipo di scambio quasi inconsapevole.

«La mia vita di mamma è iniziata da giovanissima». Quando Sandra (ndr. nome di fantasia) ebbe il primo figlio era ancora adolescente. Ne seguirono altri due negli anni successivi.

«Come si suol dire “il tempo delle mele” mi è sfuggito senza quasi che me ne accorgessi. Gli amici, la discoteca e tutte le nuove esperienze di vita che si fanno a quell’età non sono state parte della mia vita. Avevo ben altro a cui pensare». L’ho ascoltata incuriosita, dicendole di immaginare perfettamente la sua condizione. Lei ha continuato a raccontare, con una voce velata di commozione. «Ma le confesso un segreto!» – mi ha detto ad un tratto – «Non sono assolutamente pentita della mia scelta, anzi rifarei tutto ciò che ho fatto» ha asserito, guardando con amore ed ammirazione il suo primo figlio, che l’aveva accompagnata.

Il suo sacrificio – se così si può definire (anche se so che non sarebbe d’accordo!) – è stato un atto di grande amore e dedizione per la sua famiglia, che ha costruito fin da giovanissima. Nella nostra quotidianità storie simili a quella della signora Sandra sono ormai rare. Ma mi è venuta in mente l’India, dove invece è prassi affrontare la prima gravidanza molto giovani. Tempo fa incontrai un medico di origine indiana che mi spiegò le ragioni di questa tendenza. In India, infatti, lo sviluppo della donna è molto precoce ed anche il periodo fertile femminile è più breve rispetto a quello delle donne europee. Insomma devono accelerare i tempi! Non so se questa sia una motivazione vera ed assoluta, considerando anche il fatto che il medico in questione era un uomo. Mi sarebbe piaciuto confrontarmi anche con un medico indiano donna per sentire la sua versione dei fatti. Ad ogni modo le motivazioni di Sandra vanno oltre queste ragioni fisiologiche e sociali. La vita l’ha condotta verso queste esperienze, che lei ha saputo affrontare a testa alta grazie alla sua maturità, alla sua forza d’animo e, perché no, credo anche grazie alla sua fede. Il destino le ha proposto la maternità e lei ha accettato con consapevolezza e coscienza. A riprova di ciò che pensavo su di lei mi ha detto «Per me i bambini sono tutto, provo per loro un amore infinito». 

Sandra mi ha riportato alla luce i ricordi di me quindicenne. I miei obiettivi erano finire le scuole superiori e magari proseguire all’università. In confronto alle sue esperienze di vita mi sono sentita quasi sciocca, incapace. Mi ha confidato che qualche anno fa ha iniziato a svolgere alcune ore di volontariato presso un ospedale infantile. Era per lei il massimo della soddisfazione. Il suo cuore aveva ancora spazio per fare entrare qualcun altro.

Un giorno, in occasione di uno dei nostri tanti incontri, mi confessò che si sarebbe dovuta ricoverare in ospedale per qualche giorno per affrontare un intervento. Le chiesi con apprensione di cosa si trattava e lei, con la sua assoluta ed incrollabile calma, mi disse che l’operazione avrebbe interessato la testa. Un intervento delicato, con molte probabilità di complicazioni. La cosa mi aveva impressionato molto. La ascoltai con ammirazione e commozione: quella donna dai capelli castani dorati era piccola e delicata quanto forte e inarrestabile, come i germogli che dal sottosuolo si fanno strada tra le pietre e il cemento per poi spuntare con orgoglio, verdi e teneri; come un pulcino che rompe il guscio dell’uovo che lo protegge per cominciare la sua scoperta del mondo. Che coraggio! Penso alla sottoscritta che, se si deve far estrarre un dente, va in paranoia! Che vergogna! 

«Con me porto sempre la foto di Neela (ndr. nome di fantasia)» mi ha detto Sandra. Per un attimo non ho compreso, poi ho ricordato ed ho annuito. Neela è una bambina che vive in uno degli slum di Mumbai e che la signora adottò a distanza qualche tempo fa. «Ah sì! Neela! Davvero porta con sé una sua foto?» ho chiesto. «Sì, metto la sua fotografia sul comodino» ha continuato «e guardandola mi trasmette gioia, mi pare di averla lì accanto a me! È strano, ma Neela la sento come se fosse mia da sempre. Le voglio bene come ne voglio ai miei figli. Vorrei tanto poterla incontrare, farla venire in Italia, abbracciarla forte e stare insieme!». Non mi sono trattenuta. Le ho detto: «In un certo senso Neela è quasi il suo portafortuna!». E lei: «Sì, anche il mio medico ormai conosce la sua storia e non si stupisce più, anzi, se non la vede mi chiede dove sia la sua fotografia».

Ogni volta, incontrando la signora Sandra, mi chiedo sempre dove trovi e dove nasconda la sua forza. Una fonte certa è la sua famiglia, che la sostiene e ne riconosce il valore di donna, madre e moglie. Purtroppo non è sempre vero che i figli sono di supporto ai genitori nella fase della loro età avanzata. Neela è diventata, in questa particolare situazione di sofferenza, la “figlia” lontana che aiuta in modo simbolico la sua madrina italiana mai incontrata. La ragazzina indiana e Sandra sono, una per l’altra, dei portafortuna. 

Una mia amica usa salutarmi con la frase «Buoni pensieri», proprio come quelli che Sandra e Neela si inviano attraverso le lettere e come quelli che anche noi si vorrebbe far arrivare a voi tutti.

Sandra si rammarica di non essere più un grado di lavorare con i bambini dell’ospedale come volontaria. Forse la fase “dedizione agli altri” della sua vita doveva terminare. Il buon Dio ha senz’altro in serbo per lei un’altra esperienza da vivere altrettanto bella e interessante.

Tratto da Missione del Sorriso n. 2/2014

R:R.  

Niente e così sia

Oriana Fallaci, grande giornalista e scrittrice, racconta l’incubo della guerra a chi non vive in quelle terre bagnate di sangue e pazzia. Il libro cerca di documentare una serie di vicende che spingono il lettore a chiedersi, insieme all’autrice, perchè l’uomo spreca cosi tante energie per uccidere? Perchè si producono armi?

Niente e così sia mostra e genera parallelismi e riflessioni fra il sentire occidentale del Vietnam negli anni Sessanta e la realtà vissuta in prima persona.
Appare evidente la sua smania di capire, il suo sentirsi incapace di abbracciare “per intero” una realtà così profondamente toccante e sconvolgente come la guerra.

Talvolta la ricerca affannosa di un motivo, uno solo, per continuare ad avere fede e fiducia nell’uomo, per vedere le sue grandezze quando ha davanti agli occhi gli orrori e le tragedie, diventa esperienza strangolante, affanno, sconforto. L’anima sensibile dell’autrice si manifesta parola dopo parola.

Dietro il pessimismo di una storia fatta solo dagli assassini sta l’obbligo per tutti noi di attraversare il palcoscenico della vita nel migliore modo possibile. Ed è l’unica cosa che possiamo fare visto che la nostra esistenza, una volta cessata, non serve più a niente.

Ascoltiamo il brano scelto da Paola

Quanti valori ritrovati in questo periodo inedito!

In queste settimane di lock down abbiamo assistito inermi al diffondersi del Corona Virus, alla malattia e, purtroppo, anche alla morte di tante persone, alla chiusura delle aziende, delle imprese commerciali e all’isolamento sociale di tutti noi. Abbiamo sofferto e tante paure hanno occupato i nostri pensieri.
Allo stesso tempo tra di noi, nelle nostre conversazioni, in TV, sui social abbiamo ridato il giusto valore alla sanità pubblica, abbiamo sentito nascere in noi un senso di gratitudine verso i medici, gli infermieri, gli OSS impegnati a curare, sollevare dal peso della malattia tanti di noi che ne hanno avuto bisogno. Essi hanno dato la loro competenza , la loro professionalità a servizio dei malati e sono stati l’unica compagnia, l’ultima frontiera di umanità per i tanti ricoverati in terapia intensiva. Abbiamo riscoperto la gratitudine verso tante categorie di lavoratori che stavano nell’ombra…ad esempio i fattorini che ci hanno permesso di ricevere tanti e svariati prodotti a casa, per portare avanti la nostra vita in una situazione di ‘normalità’, senza farci mancare ciò che per noi era necessario, confortevole o essenziale! Poi i postini, gli esercenti alimentari, le forze dell’ordine, veramente una umanità si è mobilitata per il bene comune.
Tutto questo ha smosso le nostre coscienze e ha mobilitato tante persone di buona volontà! Nei nostri piccoli comuni di provincia sono testimone di tanta solidarietà, assistenza e vicinanza umana da parte di amministratori locali, personale della Protezione Civile e di tante associazioni di volontariato e non, sparse sul territorio che hanno voluto esserci per le persone più fragili, per gli anziani soli, per i presunti contagiati in totale isolamento domiciliare. Il loro supporto ha fatto sentire il calore della presenza, la certezza di non essere abbandonati a se stessi, la vicinanza della comunità civile al loro servizio per la spesa quotidiana, la consegna di medicinali, una chiacchierata amichevole.
Ecco che i valori che abbiamo vissuto e continuiamo a vivere sono quelli dell’attenzione verso i più deboli, della prudenza, della centralità del valore della vita, della salute, della famiglia, delle relazioni, della solidarietà, del servizio, della gratuità.
Anche i miei colleghi ed io abbiamo analizzato la situazione e ci siamo chiesti che cosa potessimo fare noi, specialisti dello sviluppo personale, della crescita delle potenzialità che sono in ciascuno, con un metodo efficace e testato nel mondo da 50 anni, per rispondere ai bisogni delle persone nella situazione concreta di emergenza che stiamo vivendo. La risposta è stata unanime e solidale con le persone che oggi chiedono
ascolto e spazi per vedere la luce oltre la paura. Così sono nati, dalla nostra creatività e su misura per questo tempo sospeso e di graduale ritorno alla normalità, alcuni moduli da proporre on line, totalmente gratuiti in cui mettiamo il nostro professionismo e la nostra gratuità a servizio di ciascuna persona.
Ecco a voi, dunque, le nostre proposte che ci auguriamo possano raccogliere il vostro interesse.
L’obiettivo principale è quello di aiutarvi a vedere quali vostri valori e capacità sono cresciuti o venuti allo scoperto in questi giorni così imprevisti!
Noi ci siamo…

Paola Pozzi e i Formatori PRH Italia

www.prh.it

Per iscriverti contatta formatore di riferimento per ciascun modulo via email

TEMPO DI CORONAVIRUS : Imparo a  frequentare la mia casa interiore

Paola Pozzi, 2 maggio ore 10.00 – 12.00 paolafpozzi@gmail.com

SFIDE E OPPORTUNITA’ IN TEMPO DI CORONA VIRUS

Luigina Cometto, 15 maggio ore 17.00 – 19.00 cometto@prh.it
Samuele Lorenzon, 5 maggio ore17.00 – 19.00 lorenzonsamuele@gmail.com

CORONAVIRUS, FASE 2 – Ritorno  alla vita, ma come?

Carla Paron, 29 aprile ore 16.00 – 18.00 carla.paron@prh.it
Rocio Ortega, 30 aprile ore 17.00 – 19.00 rocio7676@hotmail.com
Marinela Sotiri, 3 maggio ore 09.00 – 11.00 marinela.sotiri@gmail.com
Paola Pozzi, 5 maggio ore 18.00 – 20.00 paolafpozzi@gmail.com

La mia vita di relazione sconvolta dal  CORONAVIRUS, e dopo?

Marinela Sotiri, 3 maggio ore 14.30 – 17.00 marinela.sotiri@gmail.com
Carla Paron, 10 maggio ore 15.30 – 18.00 carla.paron@prh.it

 

Il miglio verde

Il miglio verde è un romanzo scritto da Stephen King, pubblicato come un romanzo a puntate a cadenza mensile durante l’anno 1996. In seguito raccolto in un unico volume tradizionale. Si racconta che nell’unione Stephen, grande autore, preferì non cancellare gli errori tranne una svista evidente dove un condannato con la camicia di forza si asciugava la fronte.

Famoso per l’adattamento della storia al Cinema nel 1999, interpretato da Tom Hanks e da M. Clarke Duncan in un film che ha interpretato i personaggi abbastanza fedelmente.

La storia parla di esecuzioni, fragilità e diversità evidenziando come l’umanità sia quella sfumatura di bellezza che può rendere sopportabile quello che non vorremmo vedere, quasi nascondere per il dolore che provoca in noi, tutto sommato brave persone.

Roberto legge un brano di questo bellissimo libro.

RS