Polenta e salsiccia

L’altra sera, parlando con un mio caro amico, abbiamo considerato quanto sia difficile portare avanti la cultura con la collaborazione di amministrazioni sempre più votate alla “polenta e salsiccia” o al classico di tutti i tempi: “loda e imbroda”.

Purtroppo la distanza tra le persone e l’organizzazione sociale che non è più politica e non saprei come altro definirla, è diventata sempre più ampia. Forse per le numerose leggi e leggine che regolamentano tutto al punto che non esistono più regole. Forse per la scarsa disponibilità all’ascolto e alla falsa percezione che “sono tutti come te”, quindi pensi di sapere esattamente cosa vogliono (gli altri).

Vorrei poter fare della facile ironia scherzosa come fanno certi giullari di corte applauditi dalla corte stessa. In realtà invoco il mio quinto potere e mi appello al buon senso ancora presente, per ridestare animi sopiti seppur vivi di libertà, di espressione, di consistenza.

Sogno o son desto?

Come diceva mia nonna, “I sogni se sono belli puoi anche raccontarli. Diversamente, dimenticali”. Il problema vero è smettere di sognare.

Giuseppina Bruno

Santini social

In questi giorni sto ricevendo molti santini-social che sicuramente sono eco-sostenibili: nessun albero è stato abbattuto per questa campagna!

Il santino politico prende il nome dal cartoncino rettangolare religioso, diffuso dal 1500, dove si incideva il santo e le preghiere dedicate al culto. Con l’avvento della Repubblica italiana, durante le campagne si diffuse l’uso di fare “santini” politici con la faccia del candidato e le indicazioni del simbolo su cui votare.

Qualche anno fa, alcuni politici in erba hanno puntato sul digitale mentre tutti ridevano. Oggi sono tutti sui social anche se non c’è una vera formazione per questo. Lo svantaggio è che non è così semplice capire: è come leggere cento libri rilegati insieme. Mi viene in mente Cetto, in fondo è difficile evidenziarsi se non si estremizza.

Non mi è mai piaciuto facebook, al di là dell’uso che se ne fa, ma siamo in un certo modo costretti a conviverci anche quando non siamo registrati. Un po’ come si fa con l’inquinamento: ne produci un po’ anche se non lo vuoi e non lo vorresti.

E’ quel pò che alla fine ti avvelena e ti fa perdere il buon senso, la giusta misura, la praticità di capire che non sei su un palco ma a una finestra e quello che scrivi resta a identificare chi sei, tanto o poco, determinato o indeterminato. Resta là anche se qualcuno non l’ha (ancora) visto e ti seguirà ovunque andrai.

Si chiama responsabilità ma è soprattutto consapevolezza.

“Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla.”  (Martin Luther King)

Giuseppina Bruno