Buona giornata blogger

Ha ancora senso oggi avere un blog?

Il blog è una sorta di diario. Quando sono nati, la maggior parte dei blogger scriveva per passione, per comunicare. I social erano per lo più assenti e non c’era l’afflusso di notizie che c’è oggi.

Poi sono arrivati gli influencer, i famosi e i social hanno intensificato utenti. Non parliamo di altri subdoli meccanismi che hanno incasinato ricerca e diffusione dei contenuti.

Dovremmo quindi immaginare che non ha più senso se il nostro obiettivo è quello sopra esposto ma in un sistema sempre più stringente verso la libertà di espressione e quindi la diversità di opinioni, il blog rappresenta l’ultimo baluardo per le voci comuni.

Grazie a tutti gli amici blogger che proseguono con coraggio e determinazione questa strada.

Giuseppina Bruno

Meglio condividere

Grazie alla segnalazione di un amministratore di un gruppo (appunto) abbiamo letto un articolo che potrete trovare qui, dove si parlava di cosa NON si dovrebbe fare sui gruppi di Facebook. Tralasciando l’aspetto filosofico del perchè abbiamo scelto e preferito il gruppo all’espressione individuale, dal momento che ci occupiamo per lavoro del web, vogliamo precisare alcune informazioni riguardo all’utilità di facebook dal punto di vista informativo.

Se è vero che molti contenuti si diffondono grazie ai social (Facebook, WhattsApp i principali) occorre specificare che oltre al “like” e alla “condivisione”, la reale apertura dei contenuti è bassa e ancora più bassa è la sua lettura. Una riflessione si dovrebbe fare se è meglio la portata organica di Facebook o di Google, in realtà sono entrambi peggiorati. Quello che possiamo evidenziare è solo nella leggibilità di un contenuto in rete. Facciamo l’esempio di un giornale che acquisto e leggo partendo dalla pagina o articolo che voglio ma sapendo che ha una presentazione ordinata. Questo è quanto viene rappresentato da un sito web / spazio personale. Se io compro una scatola di giornali fatti a pezzi devo andare a fortuna, impazzire, accettare quello che arriva, sapendo che non avrò mai un indice che mi dice cosa c’è dentro e se c’è veramente qualcosa che può interessarmi. Cercando potrei leggere tante cose che non mi interessano, ascoltare tante cose che non sono realmente quello che vorrei. Questo è quanto possiamo rappresentare dai social, soprattutto Facebook. Avete mai provato a cercare qualcosa che avevate visto magari anche solo un’ora prima ? Se non ricordate esattamente su che pagina, gruppo, profilo eravate, non lo ritrovate più. Su Google è ancora possibile, sottolineiamo ancora.

Per questo motivo riteniamo sia meglio condividere un contenuto piuttosto che crearlo direttamente sui social che scorrono come rotoli di carta all’infinito. Avete tante passioni? Create tante pagine dove condividere i vostri contenuti. Nel prossimo appuntamento vi parleremo di come sopravvivere a un gruppo social.

Informatica Sangano

Basta acqua tiepida

Spesso mi trovo a riflettere sulla libertà perchè mi sembra che non ce ne sia più tanta. Considerato che posso scrivere gratuitamente in uno spazio gratuito, non dovrei pensare questo, ma poi capitano delle cose, situazioni, fatti che mi fanno ricredere.

La libertà è di poter essere e fare quello che sentiamo (nei limiti di un’etica e di una moralità): una meta difficile da conquistare. Oggi viviamo un paradosso complesso che ci ha condizionato al punto da farci divenire prigionieri di noi stessi nel timore di esprimere il nostro pensiero reale per un quieto vivere fatto di sommosse interiori e di bisbigliate critiche accorate. Sviluppiamo quindi una modalità stand by di pensieri e di opinioni che alla fine diventano la nostra vera identità.

Ho sempre temuto i social perchè mi ricordano la folla di Erode che, a discapito delle previsioni, aveva salvato Barabba. Anche allora gli exit poll non erano precisi oppure anche allora erano manipolati? Finchè non troveremo la forza di uscire dall’acqua tiepida per accorgerci che era una insipida brodaglia, come potremmo assaporare i venti freschi e puliti del cambiamento?

“Il libero pensiero ce l’abbiamo. Adesso ci vorrebbe il pensiero.” (*)

Giuseppina Bruno

(*) Karl Kraus (giornalista, saggista austriaco 1874-1936)

Santini social

In questi giorni sto ricevendo molti santini-social che sicuramente sono eco-sostenibili: nessun albero è stato abbattuto per questa campagna!

Il santino politico prende il nome dal cartoncino rettangolare religioso, diffuso dal 1500, dove si incideva il santo e le preghiere dedicate al culto. Con l’avvento della Repubblica italiana, durante le campagne si diffuse l’uso di fare “santini” politici con la faccia del candidato e le indicazioni del simbolo su cui votare.

Qualche anno fa, alcuni politici in erba hanno puntato sul digitale mentre tutti ridevano. Oggi sono tutti sui social anche se non c’è una vera formazione per questo. Lo svantaggio è che non è così semplice capire: è come leggere cento libri rilegati insieme. Mi viene in mente Cetto, in fondo è difficile evidenziarsi se non si estremizza.

Non mi è mai piaciuto facebook, al di là dell’uso che se ne fa, ma siamo in un certo modo costretti a conviverci anche quando non siamo registrati. Un po’ come si fa con l’inquinamento: ne produci un po’ anche se non lo vuoi e non lo vorresti.

E’ quel pò che alla fine ti avvelena e ti fa perdere il buon senso, la giusta misura, la praticità di capire che non sei su un palco ma a una finestra e quello che scrivi resta a identificare chi sei, tanto o poco, determinato o indeterminato. Resta là anche se qualcuno non l’ha (ancora) visto e ti seguirà ovunque andrai.

Si chiama responsabilità ma è soprattutto consapevolezza.

“Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla.”  (Martin Luther King)

Giuseppina Bruno