La fine di un sogno, l’inizio della pazzia

Ci sono momenti che restano nella memoria, racconteremo questo ai nostri figli.

Un tempo pensavamo che si potesse cambiare il mondo, che ci fosse una possibilità per ribaltare i poteri forti, l’establishment, che domina sovrana e invisibile. E’ stata una bella pensata non manifestarsi, perchè il popolo ha bisogno di “odiare” un volto, una persona o un personaggio. Come è stato l’odio per il Berlusca, ora quello in cui vogliono indurci per il Capitano. Sono visibili, caratterizzati da peculiarità che non puoi evitare di notare. Dal “bunga bunga” al rosario, un eccesso che fa riflettere. Dai in pasto al popolo una vittima e poi lancia il tuo esercito della salvezza (crea il problema e offri una soluzione, distruggendo chi ti intralcia). In passato questo piano ha sempre funzionato ma poi qualcosa è cambiato e oltre gli incubi, qualcuno ha iniziato a sognare. Quando sono nati i grillini molti hanno creduto più che sperato, un atto di fede che gli eretici hanno combattuto subito, prima ignorando poi corrompendo. Oggi, possiamo dire con certezza che quel sogno è finito e non sarà possibile risorgere perchè ci sono peccati che ti fanno crescere e ti danno esperienza e profondità, altri ti corrompono deturpando la tua essenza, la manifestazione di chi sei. La schizofrenia o il bipolarismo con cui si sono espressi in troppo poco tempo, dimostra che il governo non è affatto del popolo. Troppo caos, velocità, immediatezza fatta per confondere, mescolare, amalgamare ma se la ricetta non è buona il cibo è indigesto. Ci sono ancora sognatori? Non lo sappiamo, perchè immagino che chi stia sognando oggi pensa a difendere quel sogno tenendoselo per sé, non condividendolo per paura di vederselo portare via da abili voleur. 

Che fretta c’era? Mi viene in mente la canzone della Goggi che rispondeva “maledetta primavera”, poi, per pazzia, preferisco canticchiare “sarà quel che sarà”.

Quasimodo

 

Cosa pensano i giovani

“Se vuoi che i giovani facciano quello che tu ami, ama quello che piace ai giovani.”  (Don Bosco)

Ho un figlio di quasi 20 anni con cui a volte parlo, perchè intercettare un dialogo con i ragazzi è difficile. Monosillabi, divagazioni, “vocali” che arrivano a interrompere il momento magico della comunicazione. Per me che scrivo, è quasi un dramma che non manco di esternare tra le sue lamentele.

A volte mi chiedo se è colpa mia, dei miei orari extra large lavorativi, dei troppi interessi che porto avanti, ma poi mi ricordo che neppure io parlavo tanto con i miei. Li ascoltavo, come fa lui, mentre pensavo a tante altre cose.

Il dramma esiste perchè, diversamente dai nostri genitori, noi vorremmo fare qualcosa per loro, per il loro futuro. Questa è l’illusione con cui viviamo: in realtà spesso ho la sensazione che, in un certo modo, attraverso loro, cerchiamo di vivere una seconda, terza o quarta gioventù.

Mi piacerebbe sapere cosa pensano i giovani ma forse a loro non interessa farcelo capire.

Giuseppina Bruno