Niente e così sia

Oriana Fallaci, grande giornalista e scrittrice, racconta l’incubo della guerra a chi non vive in quelle terre bagnate di sangue e pazzia. Il libro cerca di documentare una serie di vicende che spingono il lettore a chiedersi, insieme all’autrice, perchè l’uomo spreca cosi tante energie per uccidere? Perchè si producono armi?

Niente e così sia mostra e genera parallelismi e riflessioni fra il sentire occidentale del Vietnam negli anni Sessanta e la realtà vissuta in prima persona.
Appare evidente la sua smania di capire, il suo sentirsi incapace di abbracciare “per intero” una realtà così profondamente toccante e sconvolgente come la guerra.

Talvolta la ricerca affannosa di un motivo, uno solo, per continuare ad avere fede e fiducia nell’uomo, per vedere le sue grandezze quando ha davanti agli occhi gli orrori e le tragedie, diventa esperienza strangolante, affanno, sconforto. L’anima sensibile dell’autrice si manifesta parola dopo parola.

Dietro il pessimismo di una storia fatta solo dagli assassini sta l’obbligo per tutti noi di attraversare il palcoscenico della vita nel migliore modo possibile. Ed è l’unica cosa che possiamo fare visto che la nostra esistenza, una volta cessata, non serve più a niente.

Ascoltiamo il brano scelto da Paola

Aggregatori umani

Cara Radio Sangano.

Chiusi in casa dovremmo riflettere più facilmente eppure al lavoro godo di maggiore concentrazione. L’obbligo di non essere inter-connesso con tutti quegli amici che possiedo nei miei social, mi permette di liberare la mente.

In questi giorni a casa mi sono stressato. Centomila lezioni on line, letture, ascolti, partecipazione a brindisi virtuali, video chiamate insistenti anche mentre sei seduto sul “trono”, chiamate da persone che non sentivi da anni (un motivo c’è) e che ora improvvisamente devono inserirti in tutto il loro attivismo on line, centinaia di messaggi di cazzate, cuori, link, ti voglio bene, barzellette, opinioni e cento miliardi di cose interessanti che non ti devi perdere. Perchè questo bisogno di continuare a fare virtualmente qualcosa che facevamo fisicamente? Per voi è normale?

Per questo ho deciso di staccare il cellulare. Mi è sembrato il modo più facile per offrire a questo tempo forzato una giusta dose di spazio. Non ho bisogno delle vostre catene, di quelle foto con le scritte che girate a tutti per dire “ci sono”.  Siamo diventati condivisioni umane di niente, di aforismi sbagliati che restano là come belle bandiere prima di essere sostituite da una frasetta nuova. Clicca qua e clicca là. Condividi, leggi il titolo e cerca altro. Basta. Mi avete rotto, non vi sopporto più.

Voglio il mio spazio, guardare alla finestra per perdermi in quel tempo rallentato che mi serve perchè voglio riflettere, respirare profondamente e farmi le mie idee. Non ho bisogno del vostro aggregatore. Mi basta il mio.

Ultima riflessione. Ho letto qui e là che questa esperienza migliorerà le persone. Fatevi un giro su internet, sui vostri amati social e cambiate qualcosa se volete che il vostro mantra funzioni.

Buona fortuna.

A.

 

La fine di un sogno, l’inizio della pazzia

Ci sono momenti che restano nella memoria, racconteremo questo ai nostri figli.

Un tempo pensavamo che si potesse cambiare il mondo, che ci fosse una possibilità per ribaltare i poteri forti, l’establishment, che domina sovrana e invisibile. E’ stata una bella pensata non manifestarsi, perchè il popolo ha bisogno di “odiare” un volto, una persona o un personaggio. Come è stato l’odio per il Berlusca, ora quello in cui vogliono indurci per il Capitano. Sono visibili, caratterizzati da peculiarità che non puoi evitare di notare. Dal “bunga bunga” al rosario, un eccesso che fa riflettere. Dai in pasto al popolo una vittima e poi lancia il tuo esercito della salvezza (crea il problema e offri una soluzione, distruggendo chi ti intralcia). In passato questo piano ha sempre funzionato ma poi qualcosa è cambiato e oltre gli incubi, qualcuno ha iniziato a sognare. Quando sono nati i grillini molti hanno creduto più che sperato, un atto di fede che gli eretici hanno combattuto subito, prima ignorando poi corrompendo. Oggi, possiamo dire con certezza che quel sogno è finito e non sarà possibile risorgere perchè ci sono peccati che ti fanno crescere e ti danno esperienza e profondità, altri ti corrompono deturpando la tua essenza, la manifestazione di chi sei. La schizofrenia o il bipolarismo con cui si sono espressi in troppo poco tempo, dimostra che il governo non è affatto del popolo. Troppo caos, velocità, immediatezza fatta per confondere, mescolare, amalgamare ma se la ricetta non è buona il cibo è indigesto. Ci sono ancora sognatori? Non lo sappiamo, perchè immagino che chi stia sognando oggi pensa a difendere quel sogno tenendoselo per sé, non condividendolo per paura di vederselo portare via da abili voleur. 

Che fretta c’era? Mi viene in mente la canzone della Goggi che rispondeva “maledetta primavera”, poi, per pazzia, preferisco canticchiare “sarà quel che sarà”.

Quasimodo

 

Cosa pensano i giovani

“Se vuoi che i giovani facciano quello che tu ami, ama quello che piace ai giovani.”  (Don Bosco)

Ho un figlio di quasi 20 anni con cui a volte parlo, perchè intercettare un dialogo con i ragazzi è difficile. Monosillabi, divagazioni, “vocali” che arrivano a interrompere il momento magico della comunicazione. Per me che scrivo, è quasi un dramma che non manco di esternare tra le sue lamentele.

A volte mi chiedo se è colpa mia, dei miei orari extra large lavorativi, dei troppi interessi che porto avanti, ma poi mi ricordo che neppure io parlavo tanto con i miei. Li ascoltavo, come fa lui, mentre pensavo a tante altre cose.

Il dramma esiste perchè, diversamente dai nostri genitori, noi vorremmo fare qualcosa per loro, per il loro futuro. Questa è l’illusione con cui viviamo: in realtà spesso ho la sensazione che, in un certo modo, attraverso loro, cerchiamo di vivere una seconda, terza o quarta gioventù.

Mi piacerebbe sapere cosa pensano i giovani ma forse a loro non interessa farcelo capire.

Giuseppina Bruno

Santini social

In questi giorni sto ricevendo molti santini-social che sicuramente sono eco-sostenibili: nessun albero è stato abbattuto per questa campagna!

Il santino politico prende il nome dal cartoncino rettangolare religioso, diffuso dal 1500, dove si incideva il santo e le preghiere dedicate al culto. Con l’avvento della Repubblica italiana, durante le campagne si diffuse l’uso di fare “santini” politici con la faccia del candidato e le indicazioni del simbolo su cui votare.

Qualche anno fa, alcuni politici in erba hanno puntato sul digitale mentre tutti ridevano. Oggi sono tutti sui social anche se non c’è una vera formazione per questo. Lo svantaggio è che non è così semplice capire: è come leggere cento libri rilegati insieme. Mi viene in mente Cetto, in fondo è difficile evidenziarsi se non si estremizza.

Non mi è mai piaciuto facebook, al di là dell’uso che se ne fa, ma siamo in un certo modo costretti a conviverci anche quando non siamo registrati. Un po’ come si fa con l’inquinamento: ne produci un po’ anche se non lo vuoi e non lo vorresti.

E’ quel pò che alla fine ti avvelena e ti fa perdere il buon senso, la giusta misura, la praticità di capire che non sei su un palco ma a una finestra e quello che scrivi resta a identificare chi sei, tanto o poco, determinato o indeterminato. Resta là anche se qualcuno non l’ha (ancora) visto e ti seguirà ovunque andrai.

Si chiama responsabilità ma è soprattutto consapevolezza.

“Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla.”  (Martin Luther King)

Giuseppina Bruno