La nuova censura fa bene

Prendiamo spunto da un interessante articolo pubblicato su RT che traduciamo in parte per i nostri lettori (fonte dell’articolo).
La censura è uno strumento di controllo forte, che intende guidare le persone verso il pensiero unico, dominante, accreditato dal potere centrale. Telegram spaventa Big tech, qualcosa è sfuggito di mano agli inquisitori, speravano che le persone si adeguassero ai nuovi recinti senza fiatare, vittime drogate di un sistema social che li ha condizionati per anni. Cosa ne è stato della cara vecchia buona regola comunicativa? Io parlo, tu ascolti e insieme comunichiamo?
Troppo impegnati a lanciare messaggi giornalieri di buongiorno e buonanotte, sfoghi likezzati dalla tua combriccola amica che poi ti critica appena giri le spalle, bullizzati se diversi cioè ***normali*** perchè oggi è la normalità ad essere la diversità (ci avevi mai pensato?).
Questa censura è l’occasione per scavalcare questi recinti e uscire fuori, quindi, fa bene.

Quasimodo

La Coalition for a Safer Web, un’organizzazione no-profit fondata da un ex ambasciatore statunitense, ha citato in giudizio Apple, chiedendole di eliminare Telegram dal suo store, sostenendo che l’app viene utilizzata per “incitare alla violenza estrema” prima dell’inaugurazione. La denuncia, presentata domenica alla Corte distrettuale degli Stati Uniti per la California settentrionale, accusa Telegram di consentire agli antisemiti, ai suprematisti bianchi e ad altri estremisti di prosperare sulla sua piattaforma, con Apple che presumibilmente chiude un occhio sul fatto.
“Telegram attualmente funge da canale di comunicazione nazionalista neo-nazista / bianco preferito, alimentando l’incitamento all’antisemita e ai neri durante l’attuale ondata di proteste in tutta l’America”, sostiene la causa. Afferma che l’app di messaggistica incentrata sulla privacy è pronta a diventare un terreno fertile ancora più grande per i contenuti estremisti poiché gli utenti “migrano su Telegram” dopo la repressione di Big Tech su Parler, che è stata avviata dagli store Apple e Google per fornire una piattaforma per alcuni professionisti – Sostenitori di Trump che hanno preso d’assalto il Campidoglio degli Stati Uniti.
La causa ipotizza che se Apple non riesce a rimuovere l’app, potrebbe dar luogo a violenza di strada, sostenendo che Telegram “è attualmente utilizzato per coordinare e incitare alla violenza estrema prima dell’inaugurazione del presidente [-eletto] Joe Biden”.
Sostenendo che Apple dovrebbe bandire Telegram dal suo negozio senza indugio, la causa si basa sul caso di Parler come precedente, osservando: “Apple non ha intrapreso alcuna azione contro Telegram paragonabile all’azione che ha intrapreso contro Parler per costringere Telegram a migliorare le sue politiche di moderazione dei contenuti . “
L’organizzazione no profit ha dichiarato domenica al Washington Post che prevede di avviare una causa simile contro Google.
Telegram ha visto una crescita esplosiva nella sua base di utenti dopo che piattaforme di social media consolidate, come Twitter, Facebook e YouTube, hanno bloccato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e lanciato un giro di vite sui suoi sostenitori. 
La piattaforma di messaggistica, orgogliosa della sua crittografia end-to-end per i messaggi, ha segnalato oltre 500 milioni di utenti mensili nella prima settimana di gennaio, con il CEO Pavel Durov che ha affermato di aver aggiunto 25 milioni di nuovi utenti in sole 72 ore. Tuttavia, mentre una parte dei nuovi arrivati potrebbe essere stata effettivamente conservatrice in fuga dall’epurazione ad ampio raggio dei social media, Durov ha affermato che quasi due nuovi clienti su cinque provenivano dall’Asia, il 27% dall’Europa e il 21% dall’America Latina.

Privacy e social

Negli ultimi giorni gli utenti di whattsapp hanno ricevuto una notifica che rimanda a un aggiornamento sulla privacy da approvare entro il giorno 8 febbraio. Molti ritengono che sia qualcosa che riguardi solo profili business, altri che siano interventi che valgono solo per paesi extra UE. Se così fosse perchè obbligare gli utenti a cliccare su “accetto” pena il mancato funzionamento dell’app più usata per la messaggistica? C’è qualcosa di più.

Come canale ci siamo sempre impegnati ad approfondire le questioni che riguardano i campi fondamentali della libertà dell’essere umano. Abbiamo tenuto per anni corsi di alfabetizzazione informatica. Tuttavia quando parliamo di privacy legati ai social, le questioni sono davvero complicate perchè il digitale è facilmente manipolabile, il controllo è complesso e sicuramente non alla portata di chiunque, manca la trasparenza e la competenza necessaria a tutelare la nostra libertà.

Per aiutare i nostri lettori e chi ci segue, stiamo preparando delle lezioni e degli incontri on line per illustrare la problematica e delle possibili soluzioni da adottare in alternativa. Chi fosse interessato può scrivere usando il modulo presente sul nostro sito (contact).

La Redazione

Meglio condividere

Grazie alla segnalazione di un amministratore di un gruppo (appunto) abbiamo letto un articolo che potrete trovare qui, dove si parlava di cosa NON si dovrebbe fare sui gruppi di Facebook. Tralasciando l’aspetto filosofico del perchè abbiamo scelto e preferito il gruppo all’espressione individuale, dal momento che ci occupiamo per lavoro del web, vogliamo precisare alcune informazioni riguardo all’utilità di facebook dal punto di vista informativo.

Se è vero che molti contenuti si diffondono grazie ai social (Facebook, WhattsApp i principali) occorre specificare che oltre al “like” e alla “condivisione”, la reale apertura dei contenuti è bassa e ancora più bassa è la sua lettura. Una riflessione si dovrebbe fare se è meglio la portata organica di Facebook o di Google, in realtà sono entrambi peggiorati. Quello che possiamo evidenziare è solo nella leggibilità di un contenuto in rete. Facciamo l’esempio di un giornale che acquisto e leggo partendo dalla pagina o articolo che voglio ma sapendo che ha una presentazione ordinata. Questo è quanto viene rappresentato da un sito web / spazio personale. Se io compro una scatola di giornali fatti a pezzi devo andare a fortuna, impazzire, accettare quello che arriva, sapendo che non avrò mai un indice che mi dice cosa c’è dentro e se c’è veramente qualcosa che può interessarmi. Cercando potrei leggere tante cose che non mi interessano, ascoltare tante cose che non sono realmente quello che vorrei. Questo è quanto possiamo rappresentare dai social, soprattutto Facebook. Avete mai provato a cercare qualcosa che avevate visto magari anche solo un’ora prima ? Se non ricordate esattamente su che pagina, gruppo, profilo eravate, non lo ritrovate più. Su Google è ancora possibile, sottolineiamo ancora.

Per questo motivo riteniamo sia meglio condividere un contenuto piuttosto che crearlo direttamente sui social che scorrono come rotoli di carta all’infinito. Avete tante passioni? Create tante pagine dove condividere i vostri contenuti. Nel prossimo appuntamento vi parleremo di come sopravvivere a un gruppo social.

Informatica Sangano

Aggregatori umani

Cara Radio Sangano.

Chiusi in casa dovremmo riflettere più facilmente eppure al lavoro godo di maggiore concentrazione. L’obbligo di non essere inter-connesso con tutti quegli amici che possiedo nei miei social, mi permette di liberare la mente.

In questi giorni a casa mi sono stressato. Centomila lezioni on line, letture, ascolti, partecipazione a brindisi virtuali, video chiamate insistenti anche mentre sei seduto sul “trono”, chiamate da persone che non sentivi da anni (un motivo c’è) e che ora improvvisamente devono inserirti in tutto il loro attivismo on line, centinaia di messaggi di cazzate, cuori, link, ti voglio bene, barzellette, opinioni e cento miliardi di cose interessanti che non ti devi perdere. Perchè questo bisogno di continuare a fare virtualmente qualcosa che facevamo fisicamente? Per voi è normale?

Per questo ho deciso di staccare il cellulare. Mi è sembrato il modo più facile per offrire a questo tempo forzato una giusta dose di spazio. Non ho bisogno delle vostre catene, di quelle foto con le scritte che girate a tutti per dire “ci sono”.  Siamo diventati condivisioni umane di niente, di aforismi sbagliati che restano là come belle bandiere prima di essere sostituite da una frasetta nuova. Clicca qua e clicca là. Condividi, leggi il titolo e cerca altro. Basta. Mi avete rotto, non vi sopporto più.

Voglio il mio spazio, guardare alla finestra per perdermi in quel tempo rallentato che mi serve perchè voglio riflettere, respirare profondamente e farmi le mie idee. Non ho bisogno del vostro aggregatore. Mi basta il mio.

Ultima riflessione. Ho letto qui e là che questa esperienza migliorerà le persone. Fatevi un giro su internet, sui vostri amati social e cambiate qualcosa se volete che il vostro mantra funzioni.

Buona fortuna.

A.

 

Santini social

In questi giorni sto ricevendo molti santini-social che sicuramente sono eco-sostenibili: nessun albero è stato abbattuto per questa campagna!

Il santino politico prende il nome dal cartoncino rettangolare religioso, diffuso dal 1500, dove si incideva il santo e le preghiere dedicate al culto. Con l’avvento della Repubblica italiana, durante le campagne si diffuse l’uso di fare “santini” politici con la faccia del candidato e le indicazioni del simbolo su cui votare.

Qualche anno fa, alcuni politici in erba hanno puntato sul digitale mentre tutti ridevano. Oggi sono tutti sui social anche se non c’è una vera formazione per questo. Lo svantaggio è che non è così semplice capire: è come leggere cento libri rilegati insieme. Mi viene in mente Cetto, in fondo è difficile evidenziarsi se non si estremizza.

Non mi è mai piaciuto facebook, al di là dell’uso che se ne fa, ma siamo in un certo modo costretti a conviverci anche quando non siamo registrati. Un po’ come si fa con l’inquinamento: ne produci un po’ anche se non lo vuoi e non lo vorresti.

E’ quel pò che alla fine ti avvelena e ti fa perdere il buon senso, la giusta misura, la praticità di capire che non sei su un palco ma a una finestra e quello che scrivi resta a identificare chi sei, tanto o poco, determinato o indeterminato. Resta là anche se qualcuno non l’ha (ancora) visto e ti seguirà ovunque andrai.

Si chiama responsabilità ma è soprattutto consapevolezza.

“Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla.”  (Martin Luther King)

Giuseppina Bruno